Intanto dirò subito che La passione secondo Matteo di Paolo Zardi (Neo) fa parte di una categoria di libri che amo particolarmente: i libri sull’amore e sulla morte. Fa parte di quei libri (e non mi riferisco solo a romanzi) che si occupano, cioè, degli unici due argomenti che ci interessano veramente.

Paolo Zardi è un maestro nel trattare questo abbinamento antico; riesce con profondità e leggerezza a trasportare un tema così centrale e classico nello spirito del tempo, un tempo nuovo che facciamo ancora fatica a sentire, a riconoscere. L’aveva già fatto nelle sue raccolte di racconti e poi ancora in XXI Secolo, sempre con Neo, e nella novella Il Signor Bovary edita da Intermezzi.

Paolo Zardi fa questo: ci ripete continuamente che non è cambiato niente nonostante sia cambiato tutto; che i nostri desideri e le nostre paure, le nostre tensioni emotive e le nostre ossessioni profonde sono le stesse di sempre. Quello che è cambiato è il contesto, il fondale dell’acquario. Siamo uomini, donne e bambini anche nel nuovo millennio.

E allora anche la passione di Matteo, protagonista del nuovo romanzo, è una passione puramente umana nonostante continui a ricevere sul cellulare centinaia di mail di aggiornamento automatico di un server aziendale che sta impazzendo e di cui lui è responsabile. Nonostante sia continuamente aggredito da freddi e implacabili messaggi di errore su un piccolo schermo portatile, Matteo intraprende un viaggio in cui cercare l’equilibrio tra diverse responsabilità, tra controverse passioni, tra antiche e nuove pulsioni, tra passato e presente, tra rigore religioso e compassione umana, tra vita e amore, tra amore e morte.

Per questo ho fatto bene a leggerlo e lo consiglio a tutti, per questo leggerò qualsiasi altra cosa scriva Paolo Zardi.